Da Mumbai al Kerala

Viaggio nella confusione della metropoli e nella natura

L’India lascia talmente tanto che, prima di condividere sensazioni ed esperienze, bisogna fermarsi un attimo per assimilare e mettere tutto in ordine.

 

Le prime ore a Mumbai sono impegnative.
Iniziare una giornata in una metropoli con più di 20 milioni di abitanti richiede una buona dose di energie e una adeguata preparazione. I giorni si dilatano.
Mumbai è umida (ad agosto), in fermento e affollata (sempre). Ma è tanto di più. È anche sorridente, piena di energia travolgente e di gentilezza.

 

Dalla stazione centrale, la Chhatrapati Shivaji Terminus, ogni giorno transitano circa tre milioni di persone e, vista l’affluenza, riuscire a prendere un treno può destare qualche preoccupazione.
Il numero di passeggeri in attesa di salire sui vagoni supera ogni immaginazione ma, poi, dopo qualche spintone, come per miracolo, una volta entrati o comunque rimasti appesi all’ingresso visto che spesso le porte non ci sono, il clima concitato si placa. C’è silenzio e, negli scompartimenti senza aria condizionata, i finestrini sono sempre aperti.
Come la salita, anche la discesa richiede prontezza di riflessi: pochi secondi per scendere e per far salire la folla prima che il treno riparta.
Situazioni inverosimili che per gli indiani sono la quotidianità.
I mezzi pubblici sono la soluzione più economica per gli spostamenti anche se i ritardi non vengono annunciati e le indicazioni sulle destinazioni e sulla tipologia di biglietto non sono sempre chiare.
I treni e i bus sono un ottimo modo per entrare in contatto con gli indiani, la loro cultura e i loro sguardi molto insistenti. Ci vuole solo pazienza.

 

Mumbai – come tutta l’India – è una città di contrasti, case che cadono a pezzi e alle spalle grattacieli che sembrano non finire.
La vita si svolge in strada, c’è chi lavora e dorme nello stesso posto o sui marciapiedi e, quando cade la pioggia, tutto diventa ancora più caotico.
Più della metà della popolazione vive nello slum di Dharavi, una città nella città, il cuore pulsante dell’economia, un labirinto di strade.

 

Oltre alla confusione, Mumbai è ricca di attrazioni: templi, edifici coloniali, musei, gallerie d’arte, locali, street food da provare e diverse esperienze che la rendono unica.
Da non perdere un giro nei mercati: quello dei fiori che gli indiani acquistano per le divinità, quello vintage così vasto, quello dei tessuti e quello delle spezie con i profumi e colori forti.
Passeggiando per la città si incontrano piccole botteghe, c’è chi cuce e chi vende profumi.

 

Malgrado il delirio, la città è molto organizzata.
Merita una visita la più grande lavanderia a cielo aperto: la Dhobi Ghat, che prende il nome dalla casta. Qui, vicino alla stazione ferroviaria, panni provenienti da ogni quartiere vengono lavati a mano. Una quantità di capi stesi a perdita d’occhio senza mollette ma solo con corde incrociate, un lavoro faticoso che si tramanda di generazione in generazione.
A Mumbai ci sono anche i dabba-wallah, i corrieri incaricati di recuperare i pranzi preparati dalle famiglie che poi vengono smistasti e consegnati ai lavoratori in giro per la città. Grazie a numeri e colori che indicano i diversi destinatari, il margine di errore è praticamente nullo. Sembra impossibile ma è un’organizzazione che funziona bene da secoli.

 

Al tramonto la spiaggia si popola di famiglie e di giovani. Il mare non è entusiasmante, molto inquinato, ma l’atmosfera è piacevole.

 

Mumbai si sveglia piano piano ma va a letto tardi.
È molto rumorosa, il traffico intenso e il costante suono dei clacson possono sfinire. Ci sono dei momenti in cui si sente la necessità di coprirsi le orecchie.

 

Per allontanarsi da questo delirio, a poche ore di volo, si arriva in Kerala, luogo ideale per ritrovare pace e natura. In questo stato del sud, che viene anche chiamato “il paese di Dio”, l’atmosfera cambia, tutto è più rallentato.
Il panorama sulla costa è variegato, dalle palme di cocco, al fascino delle backwaters, la rete di fiumi e canali da percorrere in barca.
Il Kerala, con i suoi villaggi tranquilli e le spiagge deserte, è il posto giusto per prendersi cura del corpo e della mente con trattamenti ayurvedici e lezioni di yoga.
L’oceano ha una grande forza, ascoltare il rumore delle onde ha un effetto ipnotico e meditativo.
La mattina presto la spiaggia si popola di pescatori, sono tanti ed è tantissimo anche il pesce tra le reti che brilla sotto il sole. Si muovono con gesti precisi e veloci, sembra un lavoro infinito e, invece, in tempi brevi, tutto è sistemato e pronto per essere portato al mercato.
Sempre sulla spiaggia può capitare di assistere a riti funebri toccanti.

 

Lasciando il mare il paesaggio cambia ancora. Piantagioni di tè, montagne avvolte dalla nebbia, molti animali tra cui elefanti, scimmie e anche tigri.

 

Due situazioni opposte che hanno in comune l’ottimo cibo, gustoso, speziato, molto sano e in prevalenza vegetariano.

 

È difficile trovare le parole giuste per raccontare tutte le emozioni che regala l’India.
Il viaggio è intenso e faticoso ma quando finisce, lascia il dolce ricordo di aver conosciuto posti nuovi e sorprendenti, di aver incontrato persone generose e gentili, con la voglia di ripartire per scoprire un altro pezzettino di questo paese davvero vasto.