La Sodade di Capo Verde Tempo dilatato, natura e mercati vivaci

Sodade” è una parola che racchiude un insieme di sentimenti. È malinconia ma anche nostalgia. È la voce di Cesária Évora, la famosa cantante “scalza” che ha diffuso questo sentimento nel mondo.
È la sensazione che accomuna le isole di Capo Verde, anche se sono così diverse tra di loro.
Un sentire profondo che rallenta il tempo, anzi lo dilata, per sincronizzarsi con i ritmi della natura, in contrasto con i colori vivaci che popolano le strade.

Viaggiare nell’arcipelago capoverdiano richiede tempo, pazienza e predisposizione ad accogliere imprevisti. Spostarsi tra le isole non è immediato, i collegamenti sono poco frequenti e può accadere che quelli programmati vengano ritardati o addirittura cancellati.
All’interno delle isole, invece, gli spostamenti sono più semplici, sia in auto sia con i mezzi di trasporto più diffusi, gli aluguer, taxi o autobus collettivi con fermate stabilite e destinazioni programmate che partono solo quando sono al completo. Sono i momenti perfetti per osservare lo spirito di solidarietà della comunità. Bambini che vengono affidati a sconosciuti che, per tutta la durata del viaggio, si prendono cura di loro.

Ad agosto 2025 siamo arrivati a Santiago, l’isola più grande, per poi spostarci a Fogo. Avremmo voluto visitare Brava ma c’era solo un traghetto di andata, l’attesa per il ritorno sarebbe stata almeno di una settimana. Purtroppo, in quel periodo, un uragano ha colpito le isole del nord causando vittime e danni. Abbiamo così prolungato la permanenza a Boavista, nota per il suo lato selvaggio. Sal, l’isola conosciuta per la lunga spiaggia dorata ma con un entroterra altrettanto bello e inaspettato, è stata l’ultima tappa.

Praia, nella parte sud di Santiago, è la capitale di Capo Verde. Grazie a un giovane tassista che si è improvvisato un’ottima guida, abbiamo visitato il quartiere di Achada Grande Frente. Il progetto di arte urbana “Xalabas” ha coinvolto artisti internazionali e locali che hanno realizzato murales, trasformando le strade e le abitazioni in una galleria d’arte a disposizione di tutti.
A Kaza Katxupa abbiamo assaggiato la cachupa, una zuppa di legumi, mais e manioca proposta in tre versioni: vegetariana, di pesce o carne. È un piatto semplice ma molto sostanzioso che di solito viene consumato a colazione.
Da segnalare anche il mercato della cittadina di Assomada che si trova nella parte centrale dell’isola, in direzione della spiaggia di Tarrafal, una caletta molto tranquilla.

Arrivati a Fogo ci siamo diretti a São Filipe, un paesino quasi deserto che si anima solo durante il mercato. Silenzio, vento, sabbia nera e onde molto potenti. Il Pico do Fogo, il vulcano di 3.000 metri, è il padrone di casa di tutta l’isola. Nella sua caldera si coltiva il Chã, un vino intenso con una nota acida.
Il paesaggio lunare che caratterizza quasi tutta l’isola, nella parte nord lascia spazio ad una vegetazione molto più verde e rigogliosa.

Lasciare Fogo è spesso un’impresa ma, con solo qualche ora di ritardo, siamo riusciti a prendere il volo che, con uno scalo a Santiago, ci ha portato a Boavista. Le nostre case fronte spiaggia hanno reso il soggiorno piacevole e, come dicevamo, scandito dai tempi dell’isola.
Capo Verde è popolata da una fauna marina pacifica: dalle tartarughe Caretta caretta che depongono le uova, agli squali limone che sono innocui per l’uomo, fino agli asinelli che si muovono liberi per il paesino di Sal Rei. Boavista è perfetta per fare queste esperienze e anche per aspettare il calare del sole, perdersi nelle sfumature dell’oceano e lasciarsi avvolgere dal cielo stellato in mezzo al deserto.

Sal è stata una scoperta. Oltre a Santa Maria, la cittadina più turistica, l’isola regala grandi sorprese. Non è difficile uscire dai circuiti più battuti, basta non aver paura e, a bordo di un fuoristrada, imboccare strade sterrate e sabbiose: porteranno a spiagge isolate, a paesi che si muovono con un ritmo lento e, in alcuni casi, in mezzo al nulla.

Scaldati dal sole, con tanta natura negli occhi e un po’ di sodade, che abbiamo respirato per tutto il viaggio, siamo rientrati in Italia.

To top