Una manciata di malinconia e un’altra di romanticismo.
Avete mai scritto una lettera solo per il bisogno di farlo, pur sapendo fin da subito che non potrà raggiungere il destinatario?
Prendere carta e penna è un gesto che ha un sapore romantico, curativo e porta con sé anche un po’ di malinconia.
In Giappone c’è un’isola dove queste parole trovano casa.
Ad Awashima esiste – davvero – l’Ufficio postale alla deriva, il rifugio della corrispondenza quando non può essere consegnata.
Qui si crea un legame magico, anche se effimero, tra chi scrive e chi legge. Un’empatia tra sconosciuti ai quali si affidano le proprie parole e i propri sentimenti, anche se per un tempo limitato.
Risa arriva sull’isola con il compito di catalogare le lettere; sono talmente tante che, in un punto, il pavimento dell’ufficio postale ha ceduto sotto il loro peso.
Si lascia travolgere dalle storie che incontra, dalle emozioni e anche dalla vita di quell’isola di centoquarantadue abitanti.
Un lavoro intenso che Risa ha bisogno di portare a termine per trovare, finalmente, quelle parole che cerca da tempo.

