Clima piacevole, sabbia bianca e soffice, acque limpide, tramonti mozzafiato, musica reggae, serate effervescenti: questa è la Giamaica.
Scegliere di volare verso quest’isola caraibica è un’idea perfetta per fuggire dal freddo invernale, cambiare panorama, iniziare l’anno nuovo con temperature più favorevoli e avvolti dalla bellezza della natura, soffermandosi anche sulle numerose sfaccettature, alcune di difficile comprensione.
Il primo impatto è positivo e rilassante, lontano dalla reputazione di pericolosità spesso associata a quest’isola. Ciò non significa che si tratti di un aspetto da sottovalutare, tutt’altro – stiamo parlando della terra dei pirati – non deve però oscurare il fascino e l’ospitalità che la Giamaica ha da offrire.
Partendo da Montego Bay e procedendo in senso antiorario, si incontrano tappe interessanti e raggiungibili noleggiando un’auto.
La prima è Lucea: un piccolo villaggio dal fascino decadente che, con i suoi edifici storici, merita una visita.
Half Moon, la mezzaluna di sabbia, è perfetta per una sosta. Atmosfera tranquilla e poco frequentata, con ingresso a pagamento. Un cartello al bar, che vi consigliamo per un buon pranzo, riassume lo spirito giamaicano: «Drinking rum before 10am makes you a Pirate not an alcoholic».
Proseguendo, si raggiunge Negril e la sua spiaggia naturale lunga più di sei chilometri. Seven Mile Beach, nella parte nord, con acqua trasparente e sabbia bianchissima, sembra una cartolina. Considerata una meta molto turistica, anche se diversa da altre mete tropicali sovraffollate – saranno tutti rinchiusi nei resort? – Negril è frequentata per lo più da hippie nostalgici che si godono il sole, il reggae – già dal pomeriggio alcuni locali propongono concerti dal vivo – sorseggiano Red Stripe o rum. Alloggiare sulla spiaggia può regalare sorprese speciali, come concerti a pochi passi dal proprio bungalow. A noi è capitato al Roots Bamboo.
A Negril si respira una sensazione di leggerezza e benessere che dà l’impressione che questa località abbia il superpotere di ringiovanire chi la frequenta.
Sulla spiaggia ci sono molti ristoranti, anche improvvisati con qualche tavolino e sedie, che propongono piatti di pesce e aragosta alla brace.
Nel West End, zona più a sud, il panorama cambia e lascia il posto a scogliere e ad un’atmosfera differente, più autentica.
Sulla strada principale, Susie’s Bakery propone squisiti patty – calzoni farciti – e la famosa Rasta Pasta, preparata con verdure di stagione che consigliamo di assaggiare. Nell’isola si trovano diversi ristoranti Rasta (o I-tal) che propongono piatti vegetariani che deliziano il palato.
Per un’ottima colazione, consigliamo Just natural, un locale del West End con tavolini sommersi dalle piante.
Lasciando Negril, in direzione sud-ovest, si arriva alla spiaggia di Belmond, delimitata da un muretto con i colori giamaicani che esaltano le sfumature del mare.
Spingendosi nell’entroterra, percorrendo un tragitto nella fitta vegetazione, si raggiunge la Appleton Rum Estate, la distilleria più antica della Giamaica. Se siete interessati al processo di produzione del rum, potete fare una visita guidata anche se è piuttosto costosa.
Vale davvero la pena fermarsi un paio di giorni a Treasure Beach, con una permanenza maggiore potreste finire per conoscere ogni persona del posto! Un villaggio di pescatori dove il tempo rallenta, con un’anima autentica e lontano dai circuiti turistici più battuti. Le spiagge sono deserte e nelle piccole botteghe si trovano pochi prodotti ma sempre della buona musica.
Da qui, con una barca, si può raggiungere il Pelican Bar, una capanna costruita su palafitte; pur essendo una meta turistica, resta un’esperienza suggestiva.
Se le parole d’ordine della giornata sono “senza fretta”, lo Smurf’s Cafe prepara delle colazioni indimenticabili. Accanto al locale ci sono anche un centro dove praticare yoga e un negozio con prodotti locali.
Proprio qui, tra le bancarelle che cucinano jerk – una marinatura molto piccante per pesce e carne alla griglia – abbiamo assaggiato il festival, un tipo di gnocco fritto aromatizzato alla cannella e vaniglia.
Da Treasure Beach, in circa due ore e mezza si arriva nella vivace Kingston. Trafficata e rumorosa, in Downtown si trovano edifici storici e si respira un’aria più popolare, di strada, con dinamiche che a volte non sono così immediate, mentre in Uptown il clima è più moderno. Due anime in un’unica città.
Tra le tappe imperdibili: la visita alla casa di Bob Marley, il luogo dove visse e registrò molte canzoni famose e il Rockers International, il leggendario negozio su Orange St dove rimarrete affascinati dalla collezione di vinili.
Consigliamo anche un giro al Coronation Market, il più grande mercato giamaicano, molto frequentato dalla gente del posto e anche molto fotografico.
Per una piacevole serata dove cenare, bere e ascoltare musica dal vivo, provate il Jerk22.
La strada che da Kingston porta ad Annotto Bay è un percorso che svela le bellezze dell’entroterra della Giamaica. L’interno dell’isola è molto affascinante: una fitta vegetazione e scenari mozzafiato tra cui splendide cascate.
Ci siamo fermati qualche giorno a Port Antonio, una località caotica e con una vena malinconica. Edifici fatiscenti, labirinto di strade e un mercato affollato.
Nei dintorni, consigliamo Winnifred Beach, una spiaggia pubblica con chioschi e ristoranti, frequentata dai giamaicani che si divertono organizzando giochi di squadra con un’allegria contagiosa.
È molto piacevole anche una passeggiata lungo la spiaggia di Long Bay, ammirando la potenza delle onde, particolarmente alte per la brezza che soffia.
Poco distante da Port Antonio si trova la famosa Blue Lagoon. Già dalla strada si intravedono le sue sfumature uniche che, siamo sicuri, vi incanteranno.
La Giamaica però non è solo un paradiso dove la frase più pronunciata è «no problem». Risorse scarse, strade dissestate, buche da evitare che rallentano i tempi di percorrenza, infrastrutture assenti, villaggi malinconici, personaggi svogliati e annoiati: la Giamaica è anche questo.
Dopo un solo viaggio non è semplice – e sarebbe anche presuntuoso – addentrarsi nelle dinamiche di questo paese e fare chiarezza; le domande che ci poniamo sono tante e, viaggiando zaino in spalla per interagire il più possibile con le realtà locali, non si può non constatare che si tratta di una meta costosa. Costi elevati, che gravano anche sui giamaicani e che dipendono principalmente dalla necessità di importare le materie prime. Aspetto che risulta difficile da comprendere, considerando che questo territorio sembra possedere un enorme potenziale inespresso, probabilmente a causa di fattori legati all’eredità del passato.
Ma per dirla come Bob Marley: «Don’t worry about a thing, ‘cause every little thing gonna be alright». Questa è l’essenza giamaicana.






















